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Salari giù, profitti per armi su...

Ancora non si registrano gli effetti del piano di riarmo UE, ma già per il 2024 il rapporto del Sipri di Stoccolma segna utili record per l'industria bellica, con una crescita significativa per i signori delle armi europei, con un + 13%, pari ad un incremento di 151 miliardi di dollari.
Tra questi, le italiane Leonardo e Fincantieri fanno segnare una crescita del fatturato del 9,1%.
Percentuali lontanissime dai tassi di incremento dei salari e risorse immani rispetto a quelle destinate alla sanità, alla scuola e ai servizi pubblici in generale, la cui "essenzialità" è nota al governo solo quando come lavoratrici e lavoratori esercitiamo il diritto costituzionale allo sciopero come arma di lotta per le rivendicazioni salariali e normative e per la pace.
La corsa al riarmo farà ulteriormente impennare i profitti delle aziende belliche. E delle banche che non disdegnano di intermediare.
Ancora una volta, assistiamo a colossali spostamenti di risorse e ricchezza dal pubblico al privato e, mediante inique politiche fiscali, dai più poveri ai più ricchi.
Come sostengo da tempo, non è mai una "semplice" questione di disponibilità di risorse, ma una grande questione di scelte politiche.
Per questo è fondamentale continuare a manifestare e a mobilitarsi per la pace e per una maggiore equità, attraverso una sana redistribuzione.
La lotta sarà lunga, non fermiamoci.
Il 12 dicembre è sciopero generale.

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